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Dibattito: Nuovi fondi europei 2007/2013 e cambiamenti climatici: quale ruolo delle aree interne?
Promosso da
Associazione Ambiente Campano e UNCEM Campania
La sala era piena, fino a strabordare, di amministratori e lavoratori all'iniziativa indetta dall'Associazione Ambiente campano e l'UNCEM Campania sui fondi europei 2007-2013 e i cambiamenti climatici, segno questo di una grande interesse e preoccupazione per gli effetti che già si stanno evidenziando sul territorio di quello che è un allarme che già da molti anni è stato lanciato da insigni studiosi, come il Professor Franco Ortolani, e ripreso recentemente dalla Comunicazione della Commissione Europea sui cambiamenti climatici, che funge da base per una prossima proposta di Direttiva su tale argomento. E tale preoccupazione è tanto più forte laddove è evidente che le autorità delle Regioni del Sud Italia, che maggiormente saranno colpite dalla desertificazione del territorio, non si sono fatte carico di tali assunti nella programmazione dei fondi europei 2007-2013.
Come è possibile che, in un momento in cui l'Europa afferma il suo valore di unità a partire dai cittadini e cittadine europei, che le Regioni nella loro programmazione non tengano conto di queste nuove esigenze diffuse? L'On. Andria, Deputato al Parlamento Europeo e ex Presidente della Provincia di Salerno, lo dice chiaramente: "L'Europa vuole dare un nuovo protagonismo ai cittadini, un protagonismo che, attraverso il principio di sussidiarietà, si traduce in nuova centralità delle forme di governo più vicine al cittadino stesso, cioè agli enti locali". La programmazione dei nuovi fondi europei dovrebbe quindi partire dalle autorità locali, nella valorizzazione delle aree interne e rurali, come valorizzazione di tutto il territorio. In particolare sono proprio le aree interne e i piccoli Comuni a costituire, oggi, una risorsa preziosa, sicuramente meritevole di grande attenzione anche al fine della produttività, dell’occupazione e del reintegro sociale, culturale ed ambientale. "Se le risorse economiche ci sono, bisogna ragionare più in profondità sulla qualità dei processi, che non possono essere portati avanti unilateralmente, ma nel concerto con le autorità locali nei loro diversi livelli".
L'esperienza di Carmine Nardone, Presidente di una Provincia interna della Campania come Benevento, la dice lunga. "Le aree interne hanno un futuro se riescono a creare un processo innovativo, capace di dar vita ad una rete reale di originalità". un'originalità che emerge anche e in particolare come strumento di preservazione e tutela del territorio e delle sue ricchezze. Tale vitalità, però, sembra essere stroncata, però, dai governi regionali, come quello della Campania, che con la sua programmazione non valorizza la qualità di quelle idee che maggiormente rispondono alle reali e nuove esigenze del territorio. In effetti l'analisi dei repentini cambiamenti climatici e la necessità che ne consegue logicamente di recuperare gli equilibri geo-ambientali devono rappresentare l’ideologia portante di un rinnovamento interno di coloro che propongono progetti ed attività che devono avere come base di azione un percorso formativo rivolto all’etica della salute dell’uomo e dell’ambiente.
Gli ambienti protagonisti di questi programmi diventano, in questo modo, dei poli di attrazione, di incontro e di confronto, di interesse turistico e di valorizzazione dei prodotti locali, la cui immagine diventa un elemento di diffusione di valori, di tradizioni e non ultimo di elementi educativi. Per il raggiungimento di questi obiettivi, nella nuova programmazione dei fondi comunitari 2007/2013, non si può ignorare il ruolo di attori principali svolto dai piccoli Comuni, i quali possono anche invertire il fenomeno dell’esodo dalle aree interne a discapito del sovraffollamento delle grandi città.
Il rischio che si sta correndo lo sottolinea a gran voce Vincenzo Aita, Deputato al Parlamento Europeo e Presidente dell'Assemblea Ambiente Campano: "Ciò che di peggio si può fare è di spendere i nuovi fondi europei senza considerare i cambiamenti climatici e i suoi effetti sul territorio. Sfortunatamente è quello che si sta verificando: fare del nuovo in modo vecchio"! Ma in questa sede non ci si limita a lanciare l'allarme, si fa un ulteriore passo: "L'innalzamento delle temperature e la riduzione delle precipitazioni nelle nostre aree mediterranee non sono un'ipotesi ma una realtà. Occorre intervenire in modo urgente con progetti mirati a favore del recupero delle risorse idriche sia preservando le sorgenti naturali già esistenti, sia recuperandone attraverso invasi diffusi nelle aree interne. Anche la ricerca ha qui il suo ruolo, per dar vita ad un nuovo modello agricolo e agro-industriale, basato sul risparmio dei consumi dell'acqua. Solo così si può difendere il territorio e il suo sistema produttivo". Gli effetti dei cambiamenti climatici sono preoccupanti e una proposta si afferma forte: "Occorre creare un Osservatorio sul Cambiamento Climatico nel Mediterraneo, e perchè no in Campania!". La proposta è lanciata. Spetta ora ai decisori politici decidere se rispondere alle nuove domande dei cittadini o continuare a coprirsi gli occhi di fronte alla realtà.
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